il favoloso mondo di Beatrice
se il dito indica il cielo l'imbecille guarda il dito...

chi sono?
Beatrice, 25, folle, creativa, testatda, permalosa, principessa

x comunicare con me:
lasciami un commento con il tuo indirizzo email se sono in giornata sarai ricontattato



odio...
i piccioni quando chiaccherano fra loro, i topi,la gente che insiste e la pioggia.

...e amo

quando il mio gatto mi lecca il naso,quando mi vengono bene le torte, quando mi fanno le sorprese, mangiare cose buone!

Click for Verona, Italy Forecast

archivio pensieri
oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
febbraio 2008
dicembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
novembre 2006
giugno 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004




ricordati di me
utente Splinder
utente e basta



linkaggio
banana yoshimoto
Brutta Storia
cane robot
carMela's blog---->Dal cuore solo Tokyo
cibo e oltre
Dal Giappone un favoloso blog!!!
el marinante
Gatti&Gatti
giappone e oltre
Giusy
http://piccolanima.splinder.com
http://www.donde.splinder.com/
il mio alter ego :D
il mio animaletto domestico ALHOA
Il Pentolone
ilaluna84
Marzia
MONDO JAPAN
omonima :D
pannamontata
Psicopedagogika
shishiwakamaru
www.cicia.it


thanks
[layout] Lyla web log
[template]Template x tutti
[hosting] Splinder


TEST:quanto mi conosci?
FAI IL TEST




il mio amico snoopy





Get Firefox!

contatore
Questo blog ha già ricevuto *loading* visite!




giovedì, 10 luglio 2008

Una delle cose più belle che ti possano capitare nella vita è avere un nipote. Bhe probabilmente anche (mah sicuramente di più) avere un figlio, ma per ora non ci penso proprio quindi rimaniamo al nipote.
E' pazzesco quanto bene voglio a quel piccolo (bhe insomma piccolo 80 cmq per 8 kg a 5 mesi...), non so cosa farei per lui! Poi mi piace troppo vederci dentro la faccia di mio fratello, la faccia di mio papà, insomma vedere espressioni familiari. Vorrei troppo che potesse già parlare, già camminare, già suonare il pianofote (e chi è mozart??) e interagire in modo più attivo.  Per ora sorride come un pazzo, balla se gli metti della musica e dice "Aguuuuuu, aguuuuuu!".
Quindi fratelli e sorelle di tutto il mondo, fate tanti nipoti che c'è pieno di futuri zii che ne hanno bisogno!
-oggi sono delirante-

beap | 11:33 | commenti | link


 
giovedì, 26 giugno 2008

Riguardo al video di Shakira de "La Tortura" mi è sempre stato difficile decidere se è più ridicolo il momento in cui si vede lei che piange, l'inquadratura si abbassa e si scopre che in posa sexy sta tagliando le cipolle, o il fatto che Shakira balli ricoperta da olio motore come se nulla fosse, anzi come se la cosa fosse bella. Io ricoperta da olio motore non avrei di certo tutta quella vitalità.... Ma comunque non la sto denigrando, tutto sommato nella sua kitsheria (leggasi kicceria :P) mi è simpatica, fa atmosfera...

beap | 10:08 | commenti | link


 
lunedì, 23 giugno 2008

Ogni tanto penso che i miei braccialetti siano parte integrate della mia personalità, senza di loro mi sentirei un pò persa....

beap | 12:09 | commenti | link


 
venerdì, 23 maggio 2008

What makes me happy?

1) Accendere la radio mentre stanno facendo una canzone dei Beatles;
2)Svegliarmi la mattina ed avere una bella faccia, anche senza trucco;
3)Quando penso ad una cosa e quella cosa succede;
4)Quando mio nipote mi sorride;
5)Quando trovo il nome Beatrice in un film/canzone/libro;
6)Ascoltare Layla di Eric Clapton e fantasticare su di lui che la canta a Patty Boyd per convincerla a lasciare George Harrison;
7)Guardare un film e pensare "WOW ma quella sono proprio io!!!";
8)Guardare i vestiti di Maria Antonietta;
9)Mangiare popcorn fino a non poterne più;
10)Bere l'aperitivo;
11)Viaggiare;
12)Mangiare cibo etnico;
13)Fantasticare sul mio futuro (con dettagli molto precisi);
14) Leggere tutta la notte finché gli occhi non riescono più a stare aperti;
15)Vedere un quadro ad una mostra e rimanerci paralizzata davanti da quanto è bello;
16)Guardare le vecchie foto;
17)Fare nuove foto;
18)Fare le passeggiate da sola;
19)Ridere con mio fratello di cose che nessun altro potrà mai capire;
20)Stare accoccolata sul divano a guardare la tv.

beap | 09:24 | commenti (3) | link


 
mercoledì, 21 maggio 2008

I only would like to say.... Thank you a tutti quelli che passano e mi scrivono anche solo poche parole per dirmi che gli piace cosa scrivo, e che torneranno; il fatto che non risponda non vuol dire che non lo apprezzi, piu' che altro e' solo sintomatico della mia pigrizia :D
Ora vorrei fare un breve considerazione sui messaggi subliminali. Non quelli veri studiati e organizzati a tavolino da agenzie pubblicitarie o da politici astuti. Ma quelli che noi stessi, in qualche modo, ci facciamo pervenire nei modi piu' assurdi. Perche' non possiamo essere che noi stessi, la nostra parte inconscia, che improvvisamente, quando ad esempio hai un ritardo e hai paura di essere incinta, ti fa comparire davanti solo donne col pancione o film in cui la protagonista scopre di aspettare un bambino (E' SOLO UN ESEMPIO!!!!!don't worry non e' il mio caso).
Oppure pensare "Oh come vorrei andare in quel posto!" e improvvisamente ti compaiono davanti i cartelli pubblicitari di quel luogo ad ogni angolo di strada, pubblicita' in tv, documentari su history channel, per non parlare di articoli di cronaca di quel luogo su giornali e radio.
Ma siamo davvero capaci di influenzarci cosi' tanto? E' come se mettessimo un filtro che ti fa vedere cose che normalmente sono irrilevanti.
Comunque e' molto buffo quando ti succede. Sembra un po' una maledizione o un messaggio venuto da chissa' dove su quello che ti aspetta.
Ma nonostante questo, credo che bisogna essere cauti a parlare di destino.... O no?

beap | 09:35 | commenti | link


 
mercoledì, 14 maggio 2008

niente accade per caso? o tutto accade per caso? e se non c'e' una spiegazione bisogna trovarla? e' giusto farsi guidare dal destino o incaponirsi per far andare le cose come vogliamo noi?
"voglio trovare un senso a questa situazione anche se questa situazione un senso non ce l'ha"...
perche' in italia il burger king non vende l'hamburger di angus?

beap | 15:11 | commenti | link


 
martedì, 29 aprile 2008

Sul giornale locale di Verona, l'Arena, oggi si può leggere un articolo commemorativo su di uno scrittore locale scomparso da pochi giorni. L'articolo parla soprattutto del funerale tenutosi ieri a cui io e la mia famiglia abbiamo partecipato. Lo scrittore scomparso era un personaggio eccezionale, di quelli che ti fanno davvero morire dal ridere appena mettono piede in una stanza. E' morto come voleva lui, ad 81 anni senza soffrire, nel posto di Verona che più aveva amato, improvvisamente. La sua famiglia era serena ed il funerale è stato un saluto sentito ad un grande uomo che ha lasciato questo mondo, senza patetismi, senza lacrime ma solo affettuosa commozione. Alla fine della cerimonia hanno letto delle sue poesie, un pò goliardiche e ironiche come suo solito, hanno strappato come al solito un sorriso a tutti i partecipanti.
Ci tengo a ribadirlo, non c'era il classico clima "pesante" da funerale, erano tutti sereni nel salutare Piero per l'ultima volta, ma in ogni caso io proprio non capisco perchè sull'Arena, per documentare la cerimonia, abbiano scelto di mettere una foto dove ci sono io che rido!

beap | 17:43 | commenti (1) | link


 
mercoledì, 23 aprile 2008


Lo so che questo non lo capiranno in molti ma oggi presa da un irrefrenabile istinto ho salutato le vecchie malefiche del mio quartiere che con principesca sdegnosità snobbavo da 26 anni a questa parte, credo che sia l'inizio di una nuova era...



beap | 12:20 | commenti (1) | link


 
giovedì, 10 aprile 2008

Per l'amata rubrica "Gli strani sogni di Beatrice" (rubrica a riposo da forse troppo tempo...) ecco a voi il sogno di stanotte.

Sono in un piccolo supermercato di quartiere  con Tommaso, indosso una canottiera e una spessa gonna di lino lunga fino al ginocchio. Facciamo la spesa usando solo un cestino e dopo aver preso giusto un paio di cose ci dirigiamo alla fila della cassa. Arrivati nelle vicinanze mi accorgo che proprio davanti al cassiere c'è una sorta di turbolenza, come una colonna d'aria ascendente. Tommaso comincia a mettere la nostra spesa sul nastro trasportatore mentre io, nell'atto di avvicinarmi, vengo sollevata dalla colonna d'aria ed inaspettatamente (grazie alla gonna di lino che fa effetto paracadute al contrario...) prendo il volo.
Mi ritrovo la gonna sollevata fino all'altezza dei fianchi ma non mi perdo d'animo, la riabbasso e come una deficiente comincio a ridere per la situazione totalmente inaspettata. Non è solo un semplice voletto, arrivo fino al soffitto del supermercato e, tutta scombinata dal vento, resto lì sospesa a mezz'aria continuando a ridere a perdifiato. Tutte le altre persone del supermercato mi fissano  e mi indicano allibite ma la cosa non mi infastidisce più di tanto, trovo la situazione così buffa che non riesco a smettere di ridere istericamente. Tommaso cerca di afferrarmi per una gamba per tirarmi giù e intanto il cassiere, come me, ride come un disperato. Dopo alcuni tentativi finalmente Tommaso riesce ad afferrarmi e mi riporta a terra, tenendomi per le spalle mi fa attraversare la colonna d'aria e così riusciamo a pagare la nostra spesa. Il cassiere, ancora scomposto dalle risa, si scusa dicendo che una cosa del genere non era proprio mai successa. Io mi giustifico dicendo che forse è perchè sono troppo magra.
Ancora divertita e ridacchiante esco dal supermercato e proprio non riesco a spiegarmi come possa essere successo.

beap | 10:02 | commenti (1) | link


 
lunedì, 25 febbraio 2008

Un Pò di sana pubblicità non guasta mai.... Per info più dettagliate:


beap | 09:56 | commenti (2) | link


 
martedì, 11 dicembre 2007

LA MANNA
L'altra sera sono stata ai bachetti di Santa Lucia in piazza Brà. Come al solito la mia attenzione è stata calamitata solo dal banco che fa panini con salsiccia e porchetta e dal banco con la frutta secca esotica venduta a peso d'oro. Fra ginger e fragoline, mango e papaia mi salta all'occhio una strana cosa bianca che da lontano sembravano come dei marshmellows dalla forma bislunga e conica. Sotto il cesto di questa strana cosa campeggia la scritta a pennarello "MANNA quella della Bibbia". Nella mia mente riaffiora subito il ricordo dell'episodio biblico mediato dai racconti della cara vecchia Suor Fidente. Il popolo ebraico in marcia verso la terra promessa, affamato e affranto nel deserto, ad un certo punto riceve dal cielo la manna con la quale finalmente riescono a sfamarsi. Mi ricordo che tutti noi bambini, pendendo dalle labbra della grassottella suorina, le chiedemmo curiosi cosa fosse questa incredibile manna di cui si narrava nell'antico testamento. "Sono dei fiocchi bianchi, dolci e deliziosi".
Non perdo un secondo di tempo e nonostante il costo quasi proibitivo (5 euro all'etto!) mi metto in fila al banco della frutta secca. Presa dall'ingordigia non compro solo la manna ma anche delle fragoline, delle ciliege, del melone e del ginger, non a caso la manna la tengo proprio per ultima quasi reverenzialmente intimorita da quel frutto (o quello che è...) sentito solo nel racconto biblico.
La venditrice è appollaiata in alto, c'è confusione intorno a me e oltretutto la sua voce è molto flebile e quando finalmente riesco ad ordinare la tanto agognata manna mi mormora qualcosa di incomprensibile con aria fra l'ammiccante e il preoccupato .
 "Cosa??" le chiedo  smarrita, lei allora ripete con il solito filo di voce :"Sì, bhe lo sa vero che la manna ha forti effetti lassativi vero?", capisco una parola sì e una no e distratta le sorrido  annuendo ma dentro di me collegho quello che mi ha detto solo qualche secondo dopo.
Prendo il mio sacchettino traboccante di frutta secca e mi dirigo verso i miei amici ansiosi come me di assaggiare la tanto celebrata manna. La prendo in mano, ha la forma di una stalattite e la consistenza è a metà fraquella del gesso e quella dello zucchero con cui è fatto il carbone finto di Santa Lucia. La distribuisco in piccoli pezzettini quasi come se distribuissi le particole durante la messa.
"Ehi raga occhio che la tipa ha detto che ha effetti lassativi", tutti si stupiscono, uno in particolare (famoso per le sue fughe a casa in seguito a cagotti fulminanti che lo colpiscono sovente nei momenti più inopportuni) vedo che con una certa nonchalance fa finta di assaggiarla ma, in realtà, getta per terra il cubetto ancora integro. Il gusto è dolciastro ma non particolarmente buono, come una di quelle orribili caramelle tonde di zucchero ma molto meno saporita. Tutti rimaniamo delusi ed immediatamente mi sorge una considerazione. Ma effettivamente per delle persone in cammino da giorni nel deserto, affamate ed affaticate, ovviamente a stomaco vuoto, fra tutti gli incredibili e deliziosi frutti della terra non c'era forse da parte di Dio una certa vena sadica nell'inviare dal cielo un cibo di una certa consistenza e durezza (vi assicuro che se vi cade in testa dal cielo vi fa male...) e soprattutto con potenti effetti lassativi?
Mistero della fede.

beap | 19:35 | commenti (3) | link


 

UN BUON NATALE
Ci pensavo qualche giorno fa. Non è che il Natale mi faccia completamente schifo, anzi. E' solo una questione di paragoni.
Se tutti i Natali della mia vita fossero stati mediocri il problema non si sarebbe mai posto, non avrei mai avuto grandi aspettative sul Natale e sarebbe stata solo una festa come tante in cui in una fredda giornata invernale si mangiano i cappelletti in brodo e si scartano regali.
Ma quel Natale di tanti anni fa, tutto era stato perfetto, meglio che in un film della Disney.
Eravamo arrivati a Firenze intorno al 23 dicembre, eravamo partiti da Verona con la macchina carica di regali e pandori. Mi ricordo che a casa degli zii non c'era abbastanza posto per tutti ed avevamo spedito mio fratello a dormire dai vicini del piano di sopra. Io invece, essendo la più piccola, avevo il privilegio di dormire con le mie cugine più grandi in un piccolo lettino sistemato in camera loro. C'era ancora vivo il nonno Fiorenzo, c'erano ancora il nonno Piero e la nonna Gina. I miei zii erano ancora in buoni rapporti coi vicini del piano di sopra e noi potevamo giocare con Cosimo e Nicolas e usare la loro preziosa consolle Nintendo. Mio fratello era un fanatico dello skateboard e diceva che di notte si svegliava mentre Cosimo dormiva e gli sussurrava nell'orecchio "Regalami la tua Powell Peraltaaaaaaa!" sperando di suggestionarlo positivamente.
Nessuno aveva fatto allusioni a Babbo Natale, d'altronde nessuno di noi ci aveva mai creduto. La sera del 24 cenammo solo fra noi familiari e poi con noi cugini in pigiama ci mettemmo a guardare la tv. Io e Serena, la mia cugina più grande, guardavamo Fantaghirò e giocavamo a carte sul tavolino basso di cristallo davanti alla televisione. I nostri genitori chiaccheravano sul divano, Carlotta ed Elia un pò giocavano con noi un pò parlavano con i grandi. La zia aveva fatto un grandioso albero di Natale ai cui piedi giacevano una montagna di regali. Il tempo scorreva e nessuno degli adulti sembrava preoccuparsi del fatto che continuassimo a rimanere svegli. Poi lo zio prese un campanellino d'argento, lo suonò ripetutamente e disse che era mezzanotte e che si potevano aprire i regali. Io non me l'aspettavo, non era così che succedeva di solito e l'idea di poter aprire i regali con un giorno d'anticipo mi elettrizzò.
Cominciammo a scartare i pacchi, tantissimi pacchi, infatti, a differenza del solito, non c'era solo il regalo di mamma e papà ma quello degli zii, quello del nonno,delle biszie, degli amici di famiglia...insomma una montagna di doni che per me erano totalmente inaspettati! Come nei migliori sogni di ogni piccolo bambino il pacco gigantesco che avevo adocchiato fin dall'inizio era proprio il mio, e dentro ci trovai una grande pelle d'orso (ovviamente finta) in cui potevo infilarmi tipo coperta o indossarla fingendomi un orso bianco. Vagai schiamazzando e correndo per la casa alla cieca figurandomi di essere l'orso delle golia bianche.
La sera non riuscii a prendere sonno per l'eccitazione.
La mattina successiva ci svegliammo tutti insieme. La mamma e la zia cominciarono a spostare i tavoli e i divani per apparecchiare un lungo tavolo a cui si sedettero tutti i parenti e gli amici a cui eravamo più legati. Mi ricordo che in un angolo infondo alla sala da pranzo predisposero un tavolo con tutti gli antipasti che da soli avrebbero potuto sfamare un esercito.
Il pranzo durò fino a tardo pomeriggio e la sera mangiammo gli avanzi coi vicini di casa.
Non fu niente di speciale, me ne rendo conto, per tante persone le feste di famiglia sono sempre così. L'aggettivo migliore per definire quell'anno è inaspettato. Non mi aspettavo i regali, non mi aspettavo quel pranzo non mi aspettavo tutte quelle persone. D'altronde tutti gli altri Natali eravamo sempre stati solo noi quattro nella nostra casa di Verona scambiandoci per telefono gli auguri coi parenti che vivevano lontani.
Ripeto non è che il Natale non mi piaccia. Ma come quello non credo che potranno essercene altri.

beap | 16:31 | commenti (1) | link


 
martedì, 31 luglio 2007

Negli ultimi due mesi ho letto:

Isabella Santacroce, V.M. 18: voto: 9. Come si può descriverlo a parole? Geniale sia dal punto di vista linguistico che com
e trama. Ricco di citazioni e di rimandi, evocativo, filosofico, per menti molto aperte (prego ignoranti astenersi). Il titolo chiaramente va preso sul serio...

Colleen Mc Cullogh, La casa degli angeli: voto 6 1/2. Carino come passatempo, a volte lento, la trama è un pò troppo campata in aria. Come atmosfere vuole ricordare un pò la Alcott e la Austen (anfche se molto più "disinibito") ma risulta decisamente meno riuscito dei loro romanzi.

Giorgio Amitrano, Conversazioni con Banana Yoshimoto: voto 7. Adatto a chi, come me, ha letto tutto il leggibile su Banana (anche se alla fine non sono più una sua ammiratrice così sfegatata come ero anni fa). Belle le interviste, eccezionali i saggi del professor Amitrano. In particolare interessantela spiegazione sul legame Banana/infanzia e Banana/avanguardie artistiche.

Isabella Santacroce, Destroy: voto 8. Notevole l'uso della lingua. Arriva diretto come un calcio nello stomaco.

Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo: voto: ......inclassificabile. Lo ammetto ero curiosa, volevo capire cosa avesse di così eccezionale questo libro. Risposta: nulla!

p.s.
Isabella credo che sia il mio nuovo amore....

beap | 14:53 | commenti (3) | link


 
martedì, 26 giugno 2007

Buffi ricordi:

Personaggi e interpreti:
Beatrice (la principessa)
Elia (il fratello)
Grazia (la madre)
Gianni (il padre)

gelato
Gelataio: "Bambino a che gusto vuoi il gelato?"
Elia: "Passion fruit!" -pronuncia pescion frit-
Grazia: Elia cosa dici non esite il gelato al pesce fritto!
Gelataio:

parole sconosciute
Scena: Interno casa. E' mattina in una tranquillo appartamento di città. Mamma e bambino si preparano per andare a scuola. Papà è ancora in pigiama e li saluta sulla porta.
Gianni: " Ciao, buona giornata"
Elia: "Verme fascista" - l'ha sentito la sera prima in tv e vuole provarne l'effetto-
Gianni: SCIAFF (rumore di uno schiaffo, l'unico che abbia mai dato)
Grazia:
Elia ora ne ha capito l'effetto...

telefonata in famiglia
Scena: Interno casa, la scena si svolge in due stanze diverse.
DRIIN DRIIN (telefono)
Grazia/Gianni (rispondono da due telefoni diversi in simultanea): PRONTO?
Interlocutore: ? (SILENZIO......)
Grazia:" Pronto chi parla?"
Gianni: No chi parla lo chiedo io!
Interlocutore: ? .... CLIK (spaventato ha attaccato...)
Grazia:" No guardi, ha chiamato lei, dica chi è e con chi vuole parlare!"
Gianni: "Guardi che io non ho chiamato proprio nessuno!"
Grazia:" Non ho tempo da perdere, chi cercava?"
Gianni: "Ma io non cercavo proprio nessuno, le dico che ha chiamato lei!"
Grazia:......... (comincia a capire...)...... "Gianni??"
Gianni: "Sììì?"
Grazia: "Gianni sono io...."
Gianni: "Ma hai chiamato tu?"
Grazia: "No....quello che ha chiamato, credo che abbia attaccato...."
Gianni: ......

deviazione 1
Scena: Ore 7 A.M.(troppo presto). Estate, caldo torrido.Genitori in vacanza. Figli da soli. Interno casa.
DRIIN DRIIN (telefono)
Prete greco ortodosso: "Mprondo zono badre mndemonstene dan Gipro, bolevo barlare con l'arghidetto" (trad: pronto sono padre demostene da cipro volevo parlare con l'architetto).
Beatrice: ......."Salve padre l'architetto non è qui, guarda caso sarebbe proprio a Cipro..."
Prete greco ortodosso: "Zì lo so!"
Beatrice :" Ma scusi se lo sa perchè chiama qui?Non ha il suo numero di cellulare?"
Prete ortodosso: "Zì gerto che ge l'ho."
Beatrice:.... "Ecco se lo chiama lì ci può parlare direttamente, io sono a Verona non credo di poterla aiutare da qui...."
Prete ortodosso: "Ma io l'ho ghiamato lì ma mi ha rizposto lei...."
Beatrice:................................"Credo che mio padre inavvertitamente abbia deviato le chiamate cerco di avvertirlo in qualche modo...."
Prete ortodosso: "Mmgrazie, dica che io lo sto gergando."
Ore 7.30 A.M.
DRIIN DRIIN
Beatrice: "Pronto zzzzzzzz"
Prete ortodosso: "Mprondo zono badre mndemonstene dan Gipro, bolevo barlare con l'arghidetto."
Beatrice:" AAARGH!"

deviazione 2
Scena: studio di architettura e casa. i due luoghi sono comunicanti. L'architetto è appena uscito.
Segretaria: "E' passato il cliente tal dei tali e ha lasciato questi documenti."
Elia: -Apre busta, osserva- "Bisogna avvertire subito il papà, sono cose che deve sapere prima di andare in cantiere"
Segretaria:" Lo chiamo subito sul cellulare."
DRIIN DRIIN (il telefono di casa suona)
Elia (correndo in casa dallo studio): " Sì pronto?"
Segretaria: "Salve cercavo l'architetto..."
Elia: "Per prendere un appuntamento con l'architetto deve chiamare in studio e parlare con la sua segretaria"
Segretaria: "Elia sono io....la segretaria"
Elia: " Ha deviato di nuovo eh...?"
Segretaria: "Già...".
N.B. Le deviazioni avvenivano per sbaglio NON erano volute....

beap | 02:10 | commenti (6) | link


 
martedì, 29 maggio 2007

Volevo solo rapidamente salutare le due persone che oggi sono giunte al mio blog cercando sul loro motore di ricerca rispettivamente: "Quarantenni in calore" e "La cameriera prepara da far leccare i baffi".
Ciao amici e buona permanenza, purtroppo non troverete niente di quello di cui andavate in cerca!

Non aggiungerei altro, i fatti si commentano da soli... -_-


beap | 18:51 | commenti (4) | link


 

TRASFORMAZIONE

Guendalina era strana.
La sua follia era esplosa dopo la morte della sua collega.
C'era questa collega
- piuttosto carina ma non troppo, piuttosto intelligente ma non troppo, piuttosto sposata ma non troppo; DECISAMEMENTE spigliata, DECISAMENTE spudorata, a tratti PIUTTOSTO troia-
per la quale Guendalina non nutriva troppa simpatia.
Al tempo Guendalina si presentava come una persona assolutamente normale
- alla domanda "come trovi Guendalina?" la risposta era: "Mhhhm normale né bella né brutta", il che nascondeva altre implicite affermazioni: né intelligente né stupida, né alta né bassa, né magra né grassa, né simpatica né antipatica-
, in buona sostanza non spiccava, ma non dava nemmeno noia a nessuno: in qualche circostanza era anche stata invitata a cena e a qualche aperitivo fra colleghi.
Di fatto non era nemmeno lontanamente paragonabile a Sara della contabilità,
- senza nessuna pietà: brutta, racchia, sfigata, alito di morte, denti gialli, emarginata, presa per il culo (neanche troppo di nascosto)-
Guendalina era NORMALE.
Ovviamente la collega morta era uno degli abitanti del paradiso dei simpatici; Guendalina chiamava così un ristretto gruppo di colleghi considerati INSOSTITUIBILI, non per le loro doti professionali, ma per le loro capacità di socializzazione. Persino il capo durante diverse cene aziendali aveva ripetuto che senza di loro questo FAVOLOSO clima di Simpatia-Allegria-Sinergia
-eutanasia (no questo lo aveva aggiunto Guendalina nella sua testa...)-
non si sarebbe mai creato, e: "si sa che col muso lungo non si lavora bene!".
La collega aveva elaborato un modo tutto suo per far SIMPATIA fra i colleghi: durante la più normale delle conversazioni lavorative sparava delle domande assolutamente imbarazzantissime
- Senti ma tu hai mai beccato tuo marito che si masturbava?-
, alle quali un altro membro del paradiso dei simpatici sapeva rispondere con altrettanta verve e spudoratezza
- No ma se vuoi ti faccio vedere come si fa, AHAHAH-
mentre, un povero mortale del limbo dei mediocri , diventava paonazzo e cercava di dare una risposta quasi seria (errore errore, terribile errore!), ogni tanto cadendo in confessioni che lo/la segnavano per il resto della sua carriera lavorativa in quell'ufficio.
Non c'era cattiveria nelle domande della collega, c'era solo desiderio di ridere e far ridere.
Guendalina la DETESTAVA, ma rideva pure lei per non piombare nell'inferno degli sfigati (assieme a Sara della contabilità).
La collega amava inoltre dare sfoggio delle sue non troppo generose forme,
-gonne ascellari, scolli profondissimi, tanga assassini, trasparenze ammalianti-
ma non lo faceva per attrarre il sesso opposto, lo faceva solo per esibizionismo.

In buona sostanza la collega era una bravissima persona, forse troppo esuberante, forse troppo spudorata, ma la sua indole era davvero buona. Poi aveva un bravissimo marito, 2 figli, una sorella amorevole, un cane fedele, un gatto tenero, una tartaruga lenta ma coraggiosa. Se solo questa vicenda non fosse stata vista dagli occhi di Guendalina di sicuro la figura della collega non sarebbe stata dipinta a tinte così...FORTI?

Ma tornando agli occhi di Guendalina, la collega la metteva in costante imbarazzo. Da poco, inoltre, la spudorata era pure stata promossa,
- con a seguito supermega cena in cui era stata UFFICIALMENTE CANONIZZATA -
alimentando l'invidia marcia e maledetta di Guendalina.
Sì perché infondo Guendalina altro non voleva che essere come lei,
- allegra, simpatica, socievole, amicona-
anzi se possibile avrebbe proprio voluto prendere il suo posto, avrebbe voluto che morisse e che una parte della sua SIMPATICA anima trasmigrasse in lei. Dalla mattina successiva, dopo aver tutti pianto abbondantemente ed indefessamente il lutto, Guendalina l'avrebbe sostituita rendendo l'ufficio di nuovo felice
- Sigh sembra proprio che lei sia tornata tra noi, che bello!-.
Avrebbe messo gonne cortissime e mostrato le cosce in giro senza vergognarsi, avrebbe fatto sballonzolare le sue tette in faccia a qualche spaurito collega solo per vedere che faccia faceva per poi riderne allegramente, e avrebbe chiesto a Luisa, la segretaria del Direttore, se aveva mai beccato suo marito a masturbarsi.
Piano favoloso. Ecco, ora non restava che aspettare che il destino agisse e Guendalina avrebbe potuto compiere in pieno e senza ripensamenti il suo percorso di rinascita in una nuova SIMPATICA persona.

Il giorno dopo, recandosi a lavoro in tangenziale, la macchina della collega venne tranciata in due da un camionista addormentato.
Incidente a catena, una vera e propria strage. Vennero fatti molti servizi ai tg nazionali, e ne parlarono anche a porta a porta dove venne tirata in causa la pericolosità dei trasporti su strada
- i camionisti dormono troppo poco, non rispettano gli orari di ferma, non guidano in sicurezza!-
e il marito della collega intervenne addirittura alla tv formando una associazione di parenti delle vittime dell'incidente: "Perché finalmente qualcosa venisse REALMENTE fatto dal Governo".

Solo che Guendalina non si trasformò nella collega.
Aspettava inerme che l'anima trasmigrasse e le desse la forza e la SIMPATIA per rimpiazzarla.
Passata una settimana sopraggiunse il senso di colpa.
Poi Guendalina si convinse di avere dei poteri malvagi.
La trasformazione allora avvenne sul serio, MA NON la trasformazione che lei aveva atteso.

Guendalina
- né troppo rotonda né troppo quadrata; né troppo gialla né troppo rossa; né troppo birbona né troppo ubbidiente; colore preferito: VIOLA; animale preferito: OPOSSUM; spirito guida: il cugino di Gandhi; parola magica: OSSESSIONE-
divenne davvero strana.
Cominciò a portare guanti bianchi tutto il giorno
-d'inverno di lana, d'estate di cotone-
così facendo voleva evitare di toccare direttamente gli altri per paura di ucciderli con il suo flusso di energia malefica.
Si tagliò i capelli cortissimi da uomo per evitare che qualche suo capello volante potesse depositarsi addosso a qualche collega e farlo deperire fino alla morte.
Se parlando con qualcuno incrociava il suo sguardo
-rubandogli quindi sprazzi di anima-
correva in bagno a sputare: per questo aveva preso l'abitudine di parlare con gli altri guardando fisso per terra.

Nel giro di poco sprofondò nell'inferno degli sfigati con Sara della contabilità.
Salvo per questioni realmente NECESSARIE, nessuno le rivolgeva la parola.

Il resto dell'ufficio, dopo la morte della collega, era lentamente tornato alla solita SIMPATICA
- ma un po' più morigerata-
vita di sempre, anche se la presenza di QUELLA MATTA li inquietava non poco. Le voci arrivarono in direzione.
Dopo pochi mesi il Direttore convocò Guendalina e le consigliò di mettersi in aspettativa per qualche mese in modo tale da riposarsi un po'.


Sara della contabilità, ora che non era più la SFIGATA N°1 dell'ufficio, era come rinata e sporadicamente qualcuno le rivolgeva addirittura la parola.
Sara aveva una teoria tutta sua sulla vicenda di Guendalina che venne universalmente accettata e che le valse una vera e propria scalata sociale dall' inferno degli sfigati fino al limbo dei mediocri
- La ragazza è troppo sensibile, è sempre stato evidente (Sara sbiascicava un po' la S) e la morte di Elena l'ha turbata troppo, si vedeva come Guendalina le voleva bene-.

Considerata astuta e fine psicologa, Sara venne sempre più spesso coinvolta in discussioni che necessitavano del parere di una persona che se ne intende.
L'autostima di Sara
-forse non sono proprio un cesso, forse non sono proprio scema, forse se me li lavo bene i denti mi torneranno bianchi, forse se mi vesto sexy lo divento sul serio-
crebbe in modo esponenziale, fino a diventare agli occhi dei suoi colleghi addirittura SIMPATICA, DECISAMEMENTE spigliata, DECISAMENTE spudorata, a tratti PIUTTOSTO troia (in senso buono ovviamente) .

Dopo qualche tempo Sara era incredibilmente, con gran sfarzo e clamore, ascesa al paradiso dei simpatici.


Guendalina aveva passato 10 giorni a letto nutrendosi di succo ACE e di crackers con i formaggini mio. Poi era passata a cibi più impegnativi e aveva diminuito le ore di sonno da 20 a 10.
Passato un mese era tornata in forma e aveva completamente rimosso la parola OSSESSIONE dal suo vocabolario. Guendalina si era illuminata di consapevolezza che era stato il camion a uccidere la sua collega e non lei.
Dopo un altro mese era passata in ufficio, aveva ringraziato il Direttore e si era licenziata adducendo come motivazione il fatto che, da quando Elena era morta, non riusciva più a stare lì dentro fingendo che non fosse successo niente,
-AVEVA RAGIONE SARA; AVEVA RAGIONE SARA!-
aveva salutato tutti i colleghi a cui era stata più legata e, nel giro di poco, aveva trovato un nuovo e soddisfacente posto di lavoro.
Guendalina era tornata NORMALE.
Uscendo dall'ufficio per l'ultima volta le sembrò di vedere in lontananza  verso la contabilità Elena con una minigonna mozzafiato che ondeggiava le sue tette in faccia ad un povero collega inerme; le lacrime le avevano appannato la vista e si era infilata di corsa in ascensore: dopo tutta la vicenda poteva tranquillamente ammetterlo, tutto sommato le aveva voluto davvero bene.


beap | 18:26 | commenti | link


 
lunedì, 28 maggio 2007

Negli ultimi due mesi ho letto:

Ryu Murakami, Tokyo decadence  voto: 7. limitante il mezzo del racconto. alcuni molto ben riusciti, altri buttati via, in sostanza altalenante.

Ryu Murakami, Tokyo Soup  voto: 8 1/2. a tratti spaventoso, macabro, pulp e violento ma molto ben costruito, favoloso il rapporto con la città. niente da invidiare a Paul Auster

Randa Ghazy, Forse oggi non ammazzo nessuno  voto: 8 1/2. adorabile, intelligente, ironico e mordace. molto d'impatto la tecnica di scrittura.

Pamela Des Barres, Sto con la Band  voto: 7 1/2. divertente e a tratti paradossale. fa rivivere il rock delle origini da un punto di vista, moolto particolare. carente a tratti la scrittura. inutili e pedanti le postfazioni.

Gregory Maguire, Strega  voto: 8. bella rilettura. il regno di oz si trasforma a metà fra il signore degli anelli ed harry potter con un pizzico di eros. fa capire come la vita e gli eventi siano assolutamente relativi. NON ADATTO AI BAMBINI (in diverse librerie l'ho erroneamente trovato nel loro reparto...).

Taichi Yamada, Estranei  voto: 7. inquietante e psicologico. forse troppo televisivo, si sente molto il passato di sceneggiatore di yamada e il finale è troppo affrettato ma cmq d'impatto.

beap | 15:02 | commenti | link


 
sabato, 24 febbraio 2007


L'occasione della mia vita



" E tu, tu cosa fai, parlami di te...".
Ecco che frase del cavolo, non gli era bastato torturarmi l'udito con le sue enormi, spropositate cazzate per quasi quaranta minuti, ora faceva anche finta di interessarsi a me. Brutto vecchio maledetto.
"Io, bhe, io è ovvio no? Lavoro ad un gazebo informazioni di un parco di divertimenti, eheheh, mi pare evidente!".
Come se gli occhi non ce li avesse ma che domande del cazzo fa.
" E dimmi come mai una ragazza così bella e intelligente come te è ferma a fare un lavoro del genere?".
Io questo lo uccido, ora esco di qui stacco un finto sasso magico dalla scenografia di cartongesso del parco e gli prendo il cranio a sassate finché si dimentica come si chiama.
"Eh già, - sorridi Eleonora, sorridi- adesso ho trovato questo ma in futuro spero di sistemarmi meglio!".
Ora ti ho detto tutto quello che volevi sentirti dire, alza i tacchi, recupera la tua stramaledetta moglie e tuo figlio nel villaggio degli elfi e lasciami in pace, solo perché per contratto devo dare informazioni ed essere gentile non significa che debba fare da baby-sitter ai quarantenni in calore...
" Ma senti  - si sporge verso il cartellino- E L E O N O R A , una bella ragazza come te ce l'ha il fidanzato?".
 Ma che domande mi fa? Ma cosa vuoi matusa, lasciami in pace!.
"No, ci siamo lasciati da qualche settimana".
 Ma che cavolo faccio, gli dico pure i fatti miei, oddio questo ora non mi molla più!
"Senti Eleonora, nella ditta per cui lavoro cerchiamo un'impiegata, adesso, ecco io non so se può interessarti ma ti lascio il mio biglietto da visita, io sono Fabio, ecco vedi c'è scritto tutto qui, tu sei sveglia, intelligente simpatica, e noi, si insomma la mia ditta, cercherebbe una persona proprio come te. Se ti può interessare chiamami. No, perché qui, i bambini, il caos - I vecchi di merda che fanno i marpioni- tutta questa frenesia, non mi pare che sia un posto allettante per una ragazza come te no?".
Ma cosa vuoi da me chi ti conosce, e se fossi una deficiente totale?.
"Bhe, la ringrazio ci penserò su, grazie, grazie..." - infila il biglietto in un’agendina -.
"Ma Eleonora!"
"Siìì?"
"Assolutamente, dammi del tu! Su non farmi sentire vecchio!".
 Io ci provo Fabio ma ci sei vecchio cosa ci posso fare?.
"No ma certo scusa, sai, l'abitudine".
 "Papà, non ci crederesti proprio, quegli elfi erano proprio finti, si vedeva lontano un miglio” - bambino con sonoro accento meridionale lo tira per la manica-.
Oh mio dio ecco arrivati la versione bambino dell’omino michelin e nostra signora del leopardo.
 "Tessoro? Ci facciamo una cochina? sono tutta un calore!" -signora con vistoso abitino leopardato si avvicina lentamente sui suoi tacchi a spillo alti almeno 20 cm-.
"Arrivederci signorina, grazie per l'aiuto ".
 Ma che pezzo di merda, dammi del tu mi raccomando, dammi del tu, e appena arriva la leopardessa....
"Ma che gli avevi chiesto a quella?"
"Niente, niente volevo sapere a che ora era lo spettacolo dei delfini."
 "Papà a me non me ne frega niente dello spettacolo dei delfini...".
 Ma che famiglia di merda, vai a vedere i delfini botolo che almeno impari qualcosa.

Il dialogo, i pensieri e le espressioni di quel giorno forse avrei dovuto imprimermeli meglio nella testa, visto che poi, oltre ad avere accettato il lavoro di Fabio, ci sono pure finita a letto insieme. Anzi meglio, molto meglio, ne sono diventata l’amante. Quale ragione mi avesse spinto a chiamare quell’uomo di 25 anni più grande di me che ai miei occhi di ventitreenne mi era sembrato quanto di più squallido e triste offrisse il mercato, di preciso non l’ho mai trovata nemmeno io. Forse per mia madre, che premeva perché cercassi un lavoro più stabile, forse il desiderio morboso di rivedere quel triste piccolo uomo che con fare da giovanotto ci provava con una banale ragazza del punto informazioni, oppure la brama di spiare da vicino una realtà così lontana dalla mia età, dai miei schemi mentali. Non lo so. Fattostà che mi ritrovai come imprigionata in uno squallido film di serie b, anzi una telenovela sudamericana. La cosa più assurda fu lo scoprire quanto potesse piacermi rotolare e crogiolarmi nello squallore. 
Normalmente si pensa che una ragazza giovane che finisce con un uomo molto più grande di lei lo faccia per ricercare una figura matura e responsabile che in qualche freudiano modo le richiami il padre. All’inizio anche io mi ero chiesta se potesse essere questo il motivo. In realtà prima di Fabio nessun uomo maturo mi era mai minimamente interessato, li trovavo tutti boriosi e vecchi, vecchi, vecchi, incredibilmente vecchi. Io mi ero innamorata di lui non perché mi incutesse senso di protezione, me ne ero innamorata nell’istante preciso in cui mi ero resa conto di esercitare su di lui un immenso potere.
Proprio Fabio che, con piglio tanto deciso, sicuro, quasi spavaldo, aveva cercato di rimorchiarmi mentre lavoravo al punto informazioni, sprezzante della vicinanza della moglie e del figlio, proprio lui, si riduceva una poltiglia d’uomo allo schioccare delle mie dita.
Nella mia follia totale non gli chiesi mai di lasciare la moglie, la mia perversione, all’inizio, era di agire tenendo tutti all’oscuro di tutto, e in più il coglione pensava che lo facessi per lui.
“Quanto sei buona Ele, quanto mi ami tu che mi perdoni di stare con quella strega, ma un giorno la lascio solo che ora non posso, lo sai vero che non posso!”.
Nel miei giorni liberi mi dilettavo a seguire leopardessa. La sua vita era alquanto monotona, ma lei riusciva a comportarsi come se fosse una elegante contessa –  elegante ovviamente secondo i suoi malati canoni- in qualunque cosa facesse. Non si risparmiava mai di trattare male e con sufficienza il personale dei luoghi che sua maestà frequentava abitualmente e fu proprio mentre sorseggiava un caffè in un elegante bar che ebbi l’irrefrenabile impulso di parlarle. Andai a sedermi nel tavolino accanto al suo, ordinai un caffè liscio proprio come il suo, e ad un certo punto la guardai con faccia disgustata e ammiccante. Attesi ad aprire bocca finché non ricambiò il mio intenso sguardo.
“ Il caffè qui è proprio imbevibile, non capisco come mai in un posto così rispettabile ci possa essere al bancone un barista così incapace!”.
I suoi occhi cominciarono a brillare e le chiazze più scure da leopardo che coprivano la sua camicetta cominciarono a rifulgere come tante perle nere.
 “Veeeeeerooo?”.

Ci trovavamo tutti i mercoledì per bere un caffè insieme e fare shopping. Le avevo dato un nome falso, per lei ero Selvaggia, professoressa di lettere al ginnasio. Fabio ovviamente non sapeva nulla e leopardessa, all’anagrafe Teresa, amava sparlare costantemente di suo marito. Quello per me fu l’apice del divertimento.
La mattina mi vedevo con Teresa che denigrava Fabio e la sera mi vedevo con Fabio che denigrava Teresa. Mi sentivo un po’ come un malato genio del male.
 Quello che feci  poi non fu dettato da vendetta verso Fabio che, ne ero certa, non avrebbe mai lasciato sua moglie, e nemmeno per fare del male a Teresa, quella donna in tutta la sua pomposa volgarità, mi piaceva e mi faceva quasi tenerezza. Lo feci perché volevo essere loro, volevo essere intercambiabile con quella assurda famiglia, volevo essere Fabio, Teresa, volevo essere il bambino michelin, volevo essere la figlia che non avevano mai avuto, l’amante, l’amica, la sorella…
La mia frenesia mi prese la testa. Convinsi Teresa a farmi invitare a cena a casa loro.
Una vita intera non varrebbe la faccia che fece Fabio quando mi vide seduta sul loro divano loro a parlare allegramente con sua moglie. Diventò paonazzo, cominciò a sudare, a balbettare e a intermittenza si metteva la mano destra sul petto. Dentro di me sghignazzavo come una pazza. Per tutta la cena Fabio non faceva che mandarmi sguardi di terrore misto disprezzo. Probabilmente si sentiva dentro il remake di Attrazione fatale, da un momento all’altro si sarebbe aspettato un bello spezzatino di gatto.
Poi mentre bambino michelin era scappato a giocare alla playstation e Teresa radunava i piatti sporchi, venni colta da un nuovo impulso irrefrenabile, come quando avevo telefonato a Fabio la prima volta, come quando avevo parlato con leopardessa al bar.

“Sai Teresa, io mi scopo Fabio, la cosa va avanti da quasi due anni.”.
“Mammaaa ce ne è ancora di tiramisùùùù?”.

Non li sentii più per un lungo periodo.
Qualche settimana dopo mi raggiunse una telefonata molto imbarazzata di Fabio, era evidente che Teresa fosse insieme a lui, mi chiedeva di non disturbarli mai più e possibilmente di cambiare lavoro se non lo facevo io avrebbe trovato il modo di farmi cacciare via. Nella sua voce percepivo un sacco di interrogativi, paura, tristezza, amarezza. Ma cosa avrei potuto rispondergli se anche solo fosse stato libero di parlarmi come voleva? Perché l’ho fatto?
Non ebbi problemi a lasciare il lavoro, passai le successive tre settimane a piangere dalla mattina alla sera e non mi presentai più in ufficio senza apporre nessuna valida motivazione. I colleghi parlarono di esaurimento nevoso.
Piansi come non avevo mai pianto in vita mia, avvolta dalla più cieca e nera disperazione. Mi sembrava di aver perso mio padre, mia madre, il mio fidanzato, la mia migliore amica, tutti nello stesso momento.
Da maggio ripresi a lavorare al parco divertimenti, ma non ero più la stessa banale ragazza chiusa nel gazebo del punto informazioni.

“Ma cosa ci fa una bella ragazza come te in un posto come questo?”
“Eheh – sorriso forzato e sconsolato- aspetto l’occasione della mia vita”.

beap | 00:12 | commenti (8) | link


 
martedì, 16 gennaio 2007

Scriverò dell'ultimo libro che ho letto: "Vent'anni che non dormo" di Marco Archetti.
Non sono mai il tipo di persona che entra in libreria e compra a caso un libro di un autore sconosciuto perché ne sono rimasta attratta dalla descrizione in quarta copertina,  generalmente ho un mio strano percorso mentale che privilegia prevalentemente autori giapponesi, quando esco da questo percorso lo faccio solo previa accurata documentazione. Non lo faccio per smania di approfondimento a tutti i costi, lo faccio perché mi piace. Quindi in genere i miei giri in libreria sono giri di ricognizione, quando un paio di titoli mi intrigano, una volta arrivata a casa mi documento sull'autore, leggo qualche recensione e decido. In rari casi mi fido dei consigli altrui, ma non accade molto di frequente. Spesso invece mi fido di un autore che conosco, se ho già letto qualcosa di lui che mi è piaciuto e la descrizione in quarta copertina mi attrae allora può essere che lo compri.

Il mio primo incontro con questo libro è avvenuto in un solitario giro di ricognizione alla fnac durante il quale finii per comprare Novecento di Baricco (lo comprai perché ho un'amica che stravede per Baricco e non fa altro che parlarmi di quanto sia meraviglioso, così ho investito questi 4,50 euro per un piccolissimo libretto da leggere in un paio d'ore, mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmato). I miei incontri con "Vent'anni che non dormo" sono stati diversi, e nonostante mi fossi ampiamente documentata sull'autore ancora non mi decidevo a comprarlo. In realtà la personalità dello scrittore che traspariva dalle sue descrizioni e dalla trama dei suoi libri mi sembrava molto accattivante (secondo i miei canoni ovviamente) ma avevo paura di rimanere delusa dal romanzo (forse è per questo che mi documento sempre prima di acquistare e leggere, mi deprime rimanere completamente delusa da un libro o ancor peggio lasciarlo a metà!).
Alla fine nella libreria giunti di un centro commerciale mi decido a comprarlo (proprio insieme all'amica malata di Baricco).

Vent'anni che non dormo è la storia di un uomo che abbandona la strada principale e si perde per dei viottoli che lo porteranno in una realtà squallida, triste ma  ironica.
Marco (il protagonista) rappresenta la paura di vivere che in certi momenti coglie tutti quanti, quando di fronte a delle scelte forti, importanti e determinanti per la nostra vita, ci paralizziamo e finiamo per mandare tutto a quel paese: l'amore, il lavoro, l'università, la famiglia...
La molla che fa scattare questo inesorabile vortice è il suo lavoro nei cessi dell'autogrill, è come se lo squallore in cui si ritrova a lavorare lo contagiasse nel profondo del suo essere, lo squallore diventa allora come una lente che deforma tutto quello che lui è e tutto quello che lui si ritrova a vivere. Dopo aver virato verso questa nuova rotta di vita si trasforma in una sorta di re Mida al contrario degenerando tutto quello che tocca, compresi quei rari sprazzi di salvezza che il destino comunque continua ad offrirgli. Fino a tre quarti del libro, anche quando Marco tocca momenti di grande bassezza morale e squallore, grazie al suo ironico modo di vedere e di dipingere le cose lo si continua a concepire come un essere salvabile, si continua a intravedere una via d'uscita dietro l'angolo. Poi tutto il castello di bugie e di sotterfugi da lui costruito collassa su sé stesso e Marco si ritrova schiacciato dalla realtà così come gli altri l'hanno potuta vedere. Alla fine arriva a perdere tutto.
Il finale, ma anche il libro in generale, mi ha ricordato il racconto "La città di Vetro" di Paul Auster in cui il protagonista, un uomo apparentemente normale e stabile, dopo un evento fortuito arriva col perdere completamente la cognizione dello spazio, del tempo e della realtà smarrendo il contatto con la sua umanità. Proprio il finale del racconto, in cui il protagonista ormai annullato nel buio e nella nudità si addormenta in una dimensione vuota e incomprensibile, in qualche modo mi ha ricordato la conclusione della storia d Marco che sugli scalini della casa del trans Samantha finalmente chiude gli occhi e dorme, come non gli pare di aver più fatto da vent'anni a questa parte.

Il libro in ogni caso mi lascia un interrogativo (in genere è un sintomo di un buon libro…): ha veramente senso salvarsi?

Cosa non mi è piaciuto: In alcuni momenti la sordidezza di alcune situazioni è arrivata quasi a urtarmi, ma in linea di massima era giusta al fine dello svolgimento della storia.
Il personaggio di Marco mi ha molto intristita specialmente nel finale della storia, per la sua totale impotenza, incapacità di affrontare la vita e per la sua grande dote di collezionare una cazzata dietro l’altra, questo soprattutto considerato che per molti versi ero arrivata ad affezionarmici e ad apprezzare alcune sue doti, ma anche qui credo che fosse assolutamente voluto.

Cosa mi è piaciuto: Il senso di ironia di Marco, il modo in cui sono visti da lui tutti i vari personaggi, la furbizia e la scaltrezza con cui lui finisce con l'approfittarsi di loro quasi come una giusta punizione per il loro modo di essere.
Un'altra cosa che mi è piaciuta era il fatto che la storia si svolgesse in luoghi geograficamente vicini a quello in cui io vivo, questo ha contribuito a far sì che ciò che leggevo avesse un'ambientazione reale.

Voto: 7

Conclusione: credo che leggerò anche Lola Motel.

Marco Archetti
: Marco Archetti è nato a Brescia nel 1976. Ha scritto duecento canzoni, superato una preselezione per il Festival di Sanremo alla quale non si è mai presentato, tenuto lezioni di scrittura all’Avana, visto tutti i film di Truffaut. Il suo primo romanzo, Lola Motel, è uscito nel 2004. Nel 2005 è uscito Vent’anni che non dormo. Ama Dickens e invidia Nabokov. Scrive sulla rivista letteraria Nuovi Argomenti. È ipocondriaco il giusto. Archetti è stato l'autore di Scritture Giovani 2005.

beap | 23:22 | commenti (1) | link


 
martedì, 28 novembre 2006

10 piccole baggianate che mi sono ritrovata a fare nel corso della mia vita:

1. Bere 5 bicchieri colmi d'acqua in 30 secondi, passando di conseguenza i successivi 10 minuti a trattenere i conati di vomito; (settembre '06)

2. Passare una intera serata in costume da bagno con addosso un vestitino accartocciato in vita completamente bagnato; (luglio '06)

3. Far vedere a Suor Fidente il campanellino tirolese che mi avevano regalato e non avere il coraggio di dirle che glielo stavo solo facendo vedere e non glielo stavo regalando; ( terza elementare)

4. Rovesciarmi del caramello incandescente sull'anulare sinistro facendomi venire una vescica che dopo 3 mesi è ancora rossa e rischiando di compromettere l'usabilità del mio anulare allorquando mi venisse donato un anello di fidanzamento; (agosto '06)

5. Infilarmi il pongo su per il naso (entrambe le narici...); (2 anni)

6. Sniffare un fiorellino del lego finendo poi al pronto soccorso per accertarsi dove fosse finito; (3 anni)

7. Correre verso una massiccia porta del 1500 per andare a rispondere al citofono dimenticandomi di aprirla; ( 8 anni )

8. Sostituire il lievito col bicarbonato usato in dosi casuali per fare dei muffins al cioccolato a forma di cuore che vennero gonfissimi e assolutamente disgustosi (e anche maleodoranti); ( 14 febbraio 2001)

9.Fiondarmi giù da una discesa sterrata in sella ad un pallone pon pon cadendo di ginocchia; ( seconda elementare)

10. Fare colazione alla mattina con un bicchiere di the freddo alla pesca con la muffa dentro (c'era una ragione se la bottiglia faticava tanto ad aprirsi ed il the era così scuro...) rimanendo con una nausea micidiale  e rischio vomito fino a ora di pranzo. ( agosto '06)

beap | 21:18 | commenti (6) | link


 
mercoledì, 14 giugno 2006

Non scrivo da molto... In realtà ho avuto uno pseudo rifiuto tecnologico per il quale ho acceso molto poco il pc e di conseguenza aggiornare il blog era l'ultimo dei miei pensieri!
Cmq per chiunque si fosse preoccupato della vecchia parassita danese così come era giunta comparendo dal nulla, nello stesso nulla si è abissata e di lei non abbiamo avuto più notizie.
Il mese scorso mi sono nati 3 gattini che al momento hanno i nomi provvisori di: Nerino, Bianchino e Grigetta, credo che il colore dei tre sia abbastanza intuibile dai nomi...In realtà Nerino è chiamato da mio padre Morecciolo, ihih mi fa troppo ridere questo nome! Se qualcuno in zona Verona e provincia fosse interessato ad uno dei miei gattini si faccia pure avanti, l'unica femmina è Grigetta gli altri due sono dei maschietti.
Non sono ancoa fuori dalla mio rifiuto tecnologico per cui per oggi mi fermo qui, per il futuro...chi lo sà!
Adios!

beap | 20:19 | commenti (7) | link


 
lunedì, 20 marzo 2006

La situazione della vecchia danese non è ancora arrivata ad una soluzione definitiva....Mi sono accorta che nello scorso post non ho descritto fisicamente la nostra insistente antagonista. Lisbeth è alta più di 1.80, ha i capelli a caschetto grigi e unticci, è di corporatura massiccia tipo giocatore di rugby e porta degli occhiali da talpa di quelli che fanno gli occhi piccoli piccoli. Caratterialmente è arrogante, insistente e priva di ogni forma di dignità personale. Non abbiamo capito se è pazza nel senso primario del termine, in realtà pare molto lucida, di sicuro sembra che il suo scopo sia raccimolare soldi. Dicono infatti che in Danimarca fosse stata bandita da tutte le sue conoscenze e amici proprio per questa ragione.

Ma torniamo a quello che è successo stasera. Alle 19.30 circa Lisbeth si è ripresentata a casa nostra, mio padre e mio fratello sono andati ad aprirle la porta e lei ha chiesto di entrare per fare una telefonata. L'hanno fatta accomodare in studio, io mia mamma e mia cognata siamo dapprima rimaste nascoste e poi ci siamo spostate nella stanza sopra lo studio di mio padre per origliare la conversazione. E' stato da subito ovvio che l'esigenza della telefonata era una scusa, si è infatti messa a parlare con mio padre del più e del meno, prima in inglese e poi d'improvviso in francese. Dopo aver tergiversato un pò ha chiesto direttamente senza molti preamboli se avevamo da darle 300 euro, mio padre le ha detto che non era possibile ha preso il suo portafogli e le ha dato 40 euro, lei allora si è rivolta a mio fratello chiedendogli se lui aveva qualcosa. Mio fratello ovviamente le ha detto di no. La cosa pazzesca è stata la faccia di disprezzo nei confronti di loro due, quasi a voler dire "razza di pezzenti non avete neanche i soldi da darmi...". A quel punto mia mamma ha telefonato in studio e ha detto a mio fratello di fingere che dovessimo andare a cena fuori e di cercare di liquidarla. Con molta fatica le è stato fatto capire che dovevano uscire e che se voleva la avrebbero accompagnata alla stazione, lei ha detto che in stazione non ci voleva andare ma che doveva fare ancora la sua telefonata. Ha allora chiesto se potevamo trovarle il numero di Castel Valer, ovviamente un pretesto, ha chiamato e ha lasciato detto in segreteria che era arrivata in Italia... Dimenticavo la "perla", dopo che le è stato detto che dovevano uscire fuori a cena ha commentato "Ma come ancora? Non siete usciti anche ieri sera?". Infine mio padre e mio fratello hanno preso la macchina e sono usciti, lei ha detto che per la notte si sarebbe sistemata all'ostello. Poi ovviamente si è informata se domani ci troverà a casa....
Io le avevo dato tempo fino alle 20.30, oltre quell'ora io personalmente, contro il parere di mio padre avrei chiamato i carabinieri, fortunatamente siamo riusciti a sloggiarla entro le 20.

Domattina come prima cosa chiameremo l'ambasciata danese per cercare di capire se è una persona in fuga e se ha dei precedenti e per segnalare il fatto. Poi lei di sicuro arriverà, perchè è abbastanza chiaro che non ha nessun senso del pudore a riguardo. Speriamo di risucire a scacciarla via definitivamente....Il commento di mio fratello a proposito è stato quanto mai adeguato :" Di tutte le cose che potevo pensare che ci accadessero questa è di certo quella che non mi sarei mai e poi mai aspettato!". La grande sfiga è che questo è un momento in cui mio padre è veramente molto preso dal lavoro perchè altrimenti saremmo potuti scappare i massa da mia zia a Firenze!

a domani per la conclusione (spero!!!!!!!) della storia


beap | 00:14 | commenti (11) | link


 
domenica, 19 marzo 2006

L'ospite indesiderato

Erano circa le 14.45 quando in studio di mio padre arrivò una strana telefonata. Dall'altro capo della cornetta c'era un uomo, forse un tassista o, forse, un impiegato del tourist office della stazione. "Salve, ho qui una signora, mhhh, forse inglese < danish!>(voce fuori campo) che vuole raggiungere casa vostra ma abbiamo qualche difficoltà a trovarla...è vicino al cimitero vero?", "No assolutamente" risponde mio padre, "E' nella zona di S.XXXX, ma scusi chi è la signora lì con lei?, Si faccia dire il nome!", "Mi spiace signore, ma non me lo vuole dire < Lisbee!Lisbee!>".
Mio padre attacca la cornetta e improvvisamente gli torna alla mente la telefonata ricevuta dai Conti S. di Venezia che, qualche giorno prima, avevano ricevuto un'inaspettata visita da parte di Lisbeth S., avvocatessa internazionale, brutta e sgradevole come poche, danese, più vicina agli 80 che ai 70 e che, fino a oltre 5 anni fa, faceva parte dell'associazione internazionale di cui mio padre presiede un certo consiglio e di cui fanno tutt'ora parte i Conti S. . La decrepita avvocatessa si era presentata al loro palazzo a Venezia, senza nessun preavviso e, non trovandoli in casa, si era permessa di disturbare la sorella del conte, residente vicino a loro; si era fatta accogliere in casa da lei e aveva cercato, senza molte cerimonie, di farsi ospitare a dormire lì. C'è inoltre da aggiungere che, la presente Lisbeth S., era stata estromessa dall'associazione in cui aveva conosciuto mio padre e i conti S. a causa del suo comportamento inadeguato che, più volte, aveva mostrato in diverse occasioni. Mio padre, memore della telefonata dei Conti, ha così ritenuto, intorno alle 15.00 del pomeriggio, che la cosa migliore da fare fosse non farsi trovare in casa. Alle 15.15 siamo velocemente scappati e abbiamo raggiunto casa di mio fratello fuori Verona. Lì siamo rimasti fino oltre le 18, dopodichè, pensando di aver scampato il pericolo, siamo tornati in città. Siamo arrivati a casa nostra intorno alle 18.45, poco dopo il nostro arrivo il telefono ha cominciato insistentemente a squillare. Mia madre, presa dal panico, non ha risposto ma, poco dopo, entrambi i campanelli, casa e studio, hanno cominciato a suonare con insistenza. Spegniamo tutte le luci e rimaniamo in attesa in silenzio. Mio padre si reca all'ultimo piano dell'abitazione per cercare di vedere, attraverso la finestra più alta, chi fosse a suonare con tanta foga. Una voce attraverso la porta che dà sulla strada continua a chiamare: "Grazia!Grazia!" che è il nome di mia madre e che difficilmente poteva essere ricordato dalla vecchia danese. Il giallo si infittisce e io decido allora di salire al primo piano e di andare in giardino a spiare attraverso il muro di cinta; in quel mentre mi sento chiamare dalla vicina che ci abita di fronte in piedi sul suo balcone. Io le faccio cenno di parlare piano ma mi dice che non c'è bisogno perchè era lei a suonare al campanello... A quel punto l'orrida verità.... La vecchia danese si è installata a casa dei vicini, è da due ore che è lì e non la riescono a farla uscire.
A quel punto l'incontro è inevitabile. Io, in preda ad un attacco di rabbia, resto nascosta onde evitare di sbraitarle addosso, i miei, al contrario, agiscono con calma e giudizio. La vecchia, senza molti preamboli, dice che è venuta da noi per essere ospitata, mio padre le dice che non abbiamo posto, lei ribatte che ha saputo che mio fratello Elia si è sposato e che quindi abbiamo sicuramente una camera libera, mio padre risponde che Elia abita fuori città e visto che la moglie il week end finisce di lavorare tardi li teniamo entrambi a dormire a casa. Non soddisfatta obbietta che lei può benissimo dormire su di un divano, ovviamente mio padre le spiega che non è possibile. Lui e mia madre si impegnano a trovarle un albergo, trovata una camera disponibile la caricano in macchina e la portano all'Hotel S. . Lei fa inizialmente qualche rimostranza, adducendo come scusa il fatto che a causa di alcuni problemi avuti in patria non può andare in albergo. Arrivati all'hotel mio padre le paga una notte, e il portiere emette la fattura a nome di lei. Fatto questo le mette in mano una banconota da 50 euro e la saluta.
Arriviamo a oggi, domenica.
Mio padre e mia madre si svegliano presto e, daccordo con mio fratello, si recano a casa sua per passare da lui la giornata, io non ne ho voglia e rimango a casa. Ore 12.30, sono al pc in studio ed il telefono comincia a squillare. Come daccordo con i miei non rispondo. Qualche ora più tardi mi verrà in mente il servizio della telecom, il 400, grazie al quale si può sapere qual'è stato l'ultimo numero a chiamare, disgraziatamente apprendo che la telefonata proveniva dall'Hotel S. dove Lisbeth era stata alloggiata.
Alle ore 16 mi butto sul divano e comincio a guardare il film "The Profecy", alle 17 mi sveglio di soprassalto per colpa del campanello di casa. Guardo dal videocitofono e,sempre come daccordo con i miei non apro. E' una testa di uomo di spalle. Ore 17.15, il campanello suona di nuovo, questa volta distinguo chiaramente il profilo di Lisbeth. Entrambi i campanelli cominciano a suonare ininterrottamente per 5 minuti. E io, ovviamente, persevero nel non aprire.
Ora sono le 18.50, i miei da me allertati, sono appena tornati a casa.Come andrà a finire?


beap | 19:00 | commenti (3) | link


 
sabato, 11 marzo 2006

Chi mi conosce sà che se alle ore 8.20 sono sveglia c'è qualcosa che non va. Se poi si scopre che in realtà sono sveglia da tutta la notte (ma non sono andata a divertirmi), allora c'è DECISAMENTE qualcosa che non va. Mi sembra chiaro che oggi sarò come minimo irritabile, attendo MOLTO speranzosa l'apertura alle 9 delle farmacie per comprare un cacchio di antibiotico.
Che merda!

beap | 08:21 | commenti (5) | link


 
lunedì, 06 marzo 2006

E Sara indolenzita si distese sul fianco destro sperando di alleviare il dolore all'altezza dei reni  che, da qualche ora, le stava facendo vedere le stelle. Forse sarebbe giusto specificare che non si distese su di un letto ma per terra, lì sul pavimento della cucina, come presa da un impulso improvviso. E poi, nel suo delirio di pazzia, sperò che quel rene le esplodesse e che tutti accorressero al suo urlo di dolore e che la soccorressero e le riversassero addosso tutta la loro preoccupazione. Avrebbe voluto che la trovassero lì, priva di sensi in cucina, con un rivolo di sangue che le sgorgava dalla bocca, con gli occhi rivoltati e il corpo irrigidito in uno spasmo. Avrebbe voluto che tutti, proprio tutti, la vedessero e si terrorizzassero alla vista del suo dolore. "Ora lo vedete, cazzo quanto sto male?". Avrebbe voluto ammalarsi gravemente, di un male incurabile, e morirne lì in quell'istante, in cucina lasciando un fottuto biglietto con i suoi ultimi pensieri, magari incompiuti dopo una virgola, un biglietto pieno di rabbia perché nessuno si era accorto che stava male. "Porca puttana se me la pagherebbero". E  a lui, lui stramaledetto lui, avrebbe scritto la prima riga, nella speranza di fargli un male cane, e di fargli rodere il fegato per tutto il tempo che gli restava da vivere, a lui, lui stramaledetto lui, avrebbe scritto che il rene gli era scoppiato solo per colpa sua, che era stato lui, lui stramaledetto lui a infettarglielo, con tutto lo schifo che si portava dentro e con il suo cuore marcio e la sua anima putrida. E nelle sue ultime volontà avrebbe chiesto di scrivere sui muri della città che era un vigliacco, che era un cane, che era solo un povero demente. E avrebbe urlato col suo ultimo fiato l'insulto più eccezionale che fosse mai stato concepito, e avrebbe emesso un suono così dannatamente forte che lo avrebbero sentito tutti quelli che abitavano nel raggio di 30 Km.
Al tg delle 20 avrebbero dato la notizia: "Ragazza morta di dolore per rene infetto, il rene era stato infettato da uno stramaledetto figlio di puttana di cui vediamo ora una foto segnaletica; dopo l'autopsia è stato rilevato che la ragazza in questione aveva il cuore disfatto in un infinità di brandelli. La polizia è ancora sulle tracce di lui, lui stramaledetto lui.".......
Sara fece un respiro profondo e appoggiandosi sul palmo della mano sinistra si alzò lentamente. Il dolore al rene era passato, e infondo non gliene fregava più un cazzo di morire in quella sporca cucina. Si sistemò i capelli, fece un pò di smorfie guardandosi nel riflesso della finestra e sorrise. "Ahhhh", anche oggi aveva vomitato una parte del suo male.




p.s. non sono impazzita, avevo solo  voglia di una storia con un pò di cattiveria, tanto per cambiare...

beap | 22:25 | commenti (3) | link


 
domenica, 05 marzo 2006

Forse non tutti sanno che....
Il ruolo da protagonista nel film "Il favoloso mondo di Amelie" fu scritto pensando all'attrice inglese Emily Watson per la quale si erano apportate alcune modifiche alla trama facendola arrivare a Montmartre dall'Inghilterra. Poi per "problemi personali" l'attrice fu costretta ad abbandonare il progetto e solo allora venne fatto un casting in Francia dove FINALMENTE venne scelta Audrey Tautou. Ma ve la saresta mai potuta immaginare Amelie con questa faccia?

beap | 00:05 | commenti (7) | link


 
sabato, 04 marzo 2006

Vorrei
una via secondaria,
luce tenue di sera,
una via stretta
coperta da ciottoli di fiume
un bicchiere di vino bianco,
un ristorante piccolo piccolo
una mano
che accarezzi
una rosa
come dono
un sorriso
anzi
due.

beap | 19:16 | commenti | link


 

6 Versioni della faccia di una persona abbastanza scema











beap | 01:16 | commenti (4) | link


 
martedì, 28 febbraio 2006

Imparai ben presto a conoscere meglio questo fiore.
C'erano sempre stati sul pianeta del piccolo principe dei fiori molto semplici, ornati di una sola raggiera di petali, che non tenevano posto e non disturbavano nessuno.
Apparivano un mattino nell'erba e si spegnevano la sera.
Ma questo era spuntato un giorno, da un seme venuto chissa' da dove, e il piccolo principe aveva sorvegliato da vicino questo ramoscello che non assomigliava a nessun altro ramoscello.
Poteva essere una nuova specie di baobab.
Ma l'arbusto cesso' presto di crescere e comincio' a preparare un fiore.
Il piccolo principe che assisteva alla formazione di un bocciolo enorme, sentiva che ne sarebbe uscita un'apparizione miracolosa, ma il fiore non smetteva piu' di prepararsi ad essere bello, al riparo della sua camera verde.
Sceglieva con cura i suoi colori, si vestiva lentamente, aggiustava i suoi petali ad uno ad uno.
Non voleva uscire sgualcito come un papavero.
Non voleva apparire che nel pieno splendore della sua bellezza.
Eh, si, c'era una gran civetteria in tutto questo!
La sua misteriosa toeletta era durata giorni e giorni.
E poi, ecco che un mattino, proprio all'ora del levar del sole, si era mostrato.
E lui, che aveva lavorato con tanta precisione, disse sbadigliando:
"Ah! mi sveglio ora. Ti chiedo scusa... sono ancora tutto spettinato..."
Il piccolo principe allora non pote' frenare la sua ammirazione:
"Come sei bello !"

"Vero", rispose dolcemente il fiore, "e sono insieme al sole..."
Il piccolo principe indovino' che non era molto modesto, ma era cosi' commovente!
"Credo che sia l'ora del caffe' e latte", aveva soggiunto, "vorresti pensare a me..."
E il piccolo principe, tutto confuso, ando' a cercare un innaffiatoio di acqua fresca e servi' al fiore la sua colazione.

Cosi' l'aveva ben presto tormentato con la sua vanita' un poco ombrosa.
Per esempio, un giorno, parlando delle sue quattro spine, gli aveva detto:
"Possono venire le tigri, con i loro artigli!"
"Non ci sono tigri sul mio pianeta", aveva obiettato il piccolo principe, "e poi le tigri non mangiano l'erba".
"Io non sono un'erba", aveva dolcemente risposto il fiore.
"Scusami..."
"Non ho paura delle tigri, ma ho orrore delle correnti d'aria... Non avresti per caso un paravento?"
"Orrore delle correnti d'aria?"
"E' un po' grave per una pianta", aveva osservato il piccolo principe. "E' molto complicato questo fiore..."
"Alla sera mi metterai al riparo sotto a una campana di vetro. Fa molto freddo qui da te... Non e' una sistemazione che mi soddisfi. Da dove vengo io..."


Ma si era interrotto. Era venuto sotto forma di seme.
Non poteva conoscere nulla degli altri mondi.
Umiliato di essersi lasciato sorprendere a dire una bugia cosi' ingenua, aveva tossito due o tre volte, per mettere il piccolo principe dalla parte del torto...
"E' questo un paravento?..."
"Andavo a cercarlo, ma tu non mi parlavi!"
Allora aveva forzato la sua tosse per fargli venire dei rimorsi.
Cosi' il piccolo principe, nonostante tutta la buona volonta' del suo amore, aveva cominciato a dubitare di lui.

Aveva preso sul serio delle parole senza importanza che l'avevano reso infelice.
"Avrei dovuto non ascoltarlo", mi confido' un giorno, "non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e respirarli. Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene.
Quella storia degli artigli, che mi aveva tanto raggelato, avrebbe dovuto intenerirmi."
E mi confido' ancora:
"Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava.
Non avrei mai dovuto venirmene via!
Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono cosi' contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare".

Da: "Il piccolo Principe" di Antoine de Saint-Exupéry, cap. 8


beap | 01:21 | commenti (3) | link


 
venerdì, 24 febbraio 2006

Un giorno sono salita su di un albero
e mentre mi arrampicavo ho lentamente realizzato
quanto l'albero fosse alto

e salivo, con fatica salivo

Dalla cima, sul più alto ramo, in bilico
sulla più estrema foglia ho lentamente realizzato
quanto profondo fosse il cielo

e guardavo, stupita guardavo

Fissando la terra, vista dalla mia cima,
così alta, ho perso tutte le parole
e mi sono addormentata nel silenzio

Visto da su
il mondo
era
bellissimo

Visto da su
potevo
controllare
tutto

Dopo qualche tempo ho desiderato scendere
Ho chiamato forte ma nessuno è venuto a prendermi

Li vedevo
ma la mia voce non arrivava così lontano

Contro le vertigini mi sono gettata giù e ho volato

e cadevo, lentamente cadevo

Atterrata malamente
su di una caviglia
ho cominciato a piangere

Visto da giù
il mondo
era
doloroso

Visto da giù
il mondo
era
buio

Ho continuato a piagere e a strillare
così forte, ho perso tutta la mia voce
e mi sono assopita sulle foglie secche

Dopo qualche tempo a qualcuno è venuta voglia
di vedere che fine avesse fatto:

La Bambina Sull'Albero

beap | 00:43 | commenti (2) | link